Marzo 1821: elogio della libertà umana

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– di fr. Francesco Scaramuzzi

 

Vi sareste aspettati di leggere come data quella del 1861, visto che in questo mese ricorre il 150° anniversario dell’Unità d’Italia.

 

Non è un errore di stampa, ma volutamente ho intitolato questo spunto di riflessione prendendo a prestito l’Ode del Manzoni, “Marzo 1821”,  scritta in occasione dei moti carbonari che avevano acceso le speranze, ben presto vanificate, dei liberali e di coloro che aspiravano all’unificazione dei vari Stati italiani sotto un’unica bandiera: «una d’arme, di lingua, d’altare, di memorie, di sangue e di cor».

Alla base dell’Ode si trovano motivi storici e politici, insieme a una presenza di Dio, viva e sempre puntuale nelle vicende umane. Una presenza che aiuta l’uomo a combattere non solo per il personale riscatto dal peccato, ma anche in senso più universale a lottare per l’affrancamento della patria dallo straniero, contro i soprusi, le ingiustizie, superando la barriera dell’egoismo personale al fine di creare un mondo in cui ci sia maggiore rispetto dell’uomo per gli altri uomini.

L’Ode è un appello alla libertà di tutti i popoli contro la bassa politica della violenza e dell’intrigo, totalmente opposta al messaggio cristiano. La fede, per il Manzoni, è strumento di conoscenza, apre un orizzonte di giudizio nuovo sul mondo, poiché, come egli stesso dice, «ha rivelato l’uomo all’uomo» (Osservazioni sulla morale cattolica).

È la voce di un cattolico liberale che esorta gli Italiani a insorgere contro l’oppressione in nome di un Dio che è amore ma anche giustizia. Il diritto alla libertà diviene così un dovere, un momento della lotta per l’affermazione del bene contro il male. «Colla Chiesa dunque sono e voglio essere …esplicitamente, dove conosco le sue decisioni; implicitamente, dove non le conosco: sono e voglio essere con la Chiesa» (1928 lettera a Padre Cesari).

La trasformazione fu colta perfettamente da don Luigi Sturzo, nel celebre discorso pronunciato a Caltagirone nel 1905, affermando: «Io suppongo i cattolici non come congregazione religiosa, né come autorità religiosa, né come turba dei fedeli, né come partito clericale, ma come una ragione di vita civile informata ai principi cristiani nella morale pubblica, nella ragione sociologica, nello sviluppo del pensiero fecondatore, nel concreto della vita pubblica».

Anche quando il Papa è polacco o tedesco la Chiesa incarna e diffonde quell’idea e quella pratica di universalità, quel bene comune che non si ferma a Fonte della Roccia o a Lampedusa, ai nostri estremi confini. Come il Novecento ci ha duramente insegnato, tanto la banale dimenticanza della storia e degli insegnamenti dei primi maestri dai Padri della Chiesa agli scrittori e leader politici cattolici quantola produzione di nuovi miti e ideologie, sono precondizioni della barbarie che, inevitabilmente, prendono la forma della negazione della vita umana e della sua dignità.

La ricorrenza dei 150 anni dall’Unità d’Italia dovrebbe trasformarsi in una felice occasione per un nuovo innamoramento del nostro essere Italiani, dentro l’Europa unita e in un mondo più equilibratamente globale.

«L’Italia deve scoprire – ha detto il Cardinale Bagnasco – ancora una volta che può contare sempre sulla Chiesa, sulla sua missione, sul suo spirito di sacrificio e la sua volontà di dono». Risuonano alle nostre orecchie le parole di Papa Paolo VI: «La Chiesa ha a cuore le sorti del mondo». 

Padre Pio, dieci giorni prima di morire, il 12 settembre 1968, scrive un’accorata lettera proprio a Sua Santità Paolo VI. Leggendone uno stralcio ne possiamo constatare l’attualità del suo pensiero: «So che il vostro cuore soffre molto in questi giorni per le sorti della Chiesa, per la pace del mondo, per le tante necessità dei popoli, ma soprattutto per la mancanza di obbedienza di alcuni, perfino cattolici, all’alto insegnamento che voi, assistito dallo Spirito Santo e nel nome di Dio, ci date. Vi offro la mia preghiera e sofferenza quotidiana, quale piccolo ma sincero pensiero dell’ultimo dei vostri figli, affinchè il Signore vi conforti con la sua grazia per continuare il diritto e faticoso cammino, nella difesa dell’eterna verità, che mai si cambia col mutar dei tempi».

 

 

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