Pietrelcina in festa per un nuovo centenario: Alberto Orlando

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di Marianna MoranteUn altro “pucinaro” che arriva alla soglia dei cento anni. Un significativo traguardo per Alberto Orlando raggiunto con una grinta da fare invidia a qualunque giovanotto.

Nato il 29 settembre 1920, sposato con due figli, quattro nipoti e sei pronipoti, zi’ Alberto, come tutti amano chiamarlo, non ha bisogno di presentazioni. Coloro che in questi ultimi decenni si sono recati a Pietrelcina, e precisamente nella contrada di Piana Romana, lo hanno inevitabilmente conosciuto. Zi’ Alberto è colui che ti accoglie con grande cordialità e inizia entusiasta a raccontarti del “suo” Padre Pio, lasciando a ciascuno una parola di conforto, comunicando speranza e infondendo fiducia nel Signore. Mano forti da contadino, segnate dal duro lavoro svolto nei campi, si sveglia ancora oggi di buon mattino per controllare il suo “orticello”, con l’unico rammarico di non poter prendere il trattore che ha guidato fino a due anni fa.

La sua vasta azienda agricola, gestita ora dal nipote, è a pochi metri da quella cappella, che lui stesso ha contribuito a costruire e che custodisce l’olmo all’ombra del quale Padre Pio ha ricevuto, nel 1910, i primi segni delle stimmate. «Qui – ci rammenta Albertoquando io ero giovane non c’erano altro che pietre e lavoro pesante. Poi arrivò anche la guerra. La chiamata alle armi era inevitabile. Incontrai Padre Pio che mi disse: “Tu devi pensare a sposarti e quella, Pasqualina, è la donna che devi scegliere”. Io ribattei che non avrei mai potuto pensare al matrimonio visto che di lì a qualche giorno sarei dovuto partire per il fronte. Ma lui mi rassicurò: “Tu il militare lo fai qua, pensa a tua moglie”. Qualche giorno dopo, a Napoli, dove avrebbero dovuto comunicarmi la destinazione, io chiesi a un tenente se mi mandavano in Africa o in Russia lui mi disse perentorio: “No, Orlando, niente di tutto questo. Tu sei stato assegnato alla scuola militare di Avellino. Servi lì”. Dopo poco ero sposato: un matrimonio durato 73 anni perché benedetto da Padre Pio».

Alberto ricorda molto bene quel primo incontro con il compaesano avvenuto a San Giovanni Rotondo nel 1942. Era andato per fare una semplice passeggiata, ma al cospetto di Padre Pio rimase pietrificato e quasi terrorizzato da come sapesse cose che lui non aveva mai detto a nessuno. Aveva letto nel suo cuore. «Per me è stato santo subito, dal giorno che l’ho visto. Mi ha indovinato tutto», spiega Alberto. E da allora il legame con il Santo divenne sempre più intenso e solido. Per ogni cosa si rivolgerà a Padre Pio che diventa amico, confessore, padre premuroso e misericordioso. «Tutta la mia evoluzione è stata opera di quell’Uomo. Mi insegna delle cose ancora oggi. Padre Pio mi aiuta in tutto».

E tra i tanti pellegrini che si sono recati a Piana Romana, da ogni parte del mondo, e che hanno conosciuto Alberto, ce n’è stato uno d’eccezione: Papa Francesco. Nell’anniversario dei cento anni dalle stimmate di Padre Pio e nel cinquantesimo dalla sua morte, il Pontefice si è recato in visita a Pietrelcina, sostando in preghiera nella cappellina di Piana Romana. È il 17 marzo del 2018, Papa Bergoglio giunge nella contrada, rompe subito il protocollo e passa in mezzo alla gente a salutare i pellegrini presenti. Tra questi Alberto che, come fa con tutti i pellegrini, anche al Papa dà il benvenuto, presenta sua moglie e indica la cappella delle stimmate e l’aria salubre che si respira a Piana Romana, e poi gli regala una lattina di olio del suo frantoio. «Mi piacerebbe che una volta si desse il Premio Nobel agli anziani, che danno memoria all’umanità», ribatte  il Pontefice parlando a braccio, e da Pietrelcina, dai luoghi di Padre Pio, rilancia sul valore e sulle virtù della terza età come fattore benefico per l’intera società. «Quando sono arrivato – incalza – mi è piaciuto tanto salutare uno di 98 anni e una ‘ragazzina’ di 97. Bellissimo! Questi sono la vostra saggezza! Che siano protagonisti della crescita di questo Paese. Non manchi un’attenzione sollecita e carica di tenerezza agli anziani, che sono patrimonio delle nostre comunità».

E questo patrimonio inesauribile di affetto e di esperienza, di lavoro, comprensione e generosità è stato ricordato oggi da tutta la comunità pietrelcinese riunita intorno ad Alberto Orlando ed alla sua famiglia, nonostante le limitazioni necessarie anticovid, con una Santa Messa celebrata dal superiore del Convento dei frati Cappuccini, fr. Fortunato Grottola. Non poteva mancare la Benedizione Apostolica del Santo Padre per Alberto, per i suoi cari e per tutti coloro che hanno condiviso questo speciale giorno.

Padre Pio diceva. «L’eroe lo fa il caso, ma la virtù fa l’uomo giusto», con questa frase il Sindaco Masone con tutta l’Amministrazione comunale ha voluto porgere gli auguri della cittadinanza, donando la copia del certificato di nascita del concittadino Santo e una targa ricordo: «Ad Alberto Orlando instancabile testimone della nostra storia, geloso custode di una terra benedetta, Piana Romana, capostipite di una cara, laboriosa e generosa famiglia».

Ci uniamo anche noi agli auguri per zi’ Alberto, memoria storica del nostro paese, porto sicuro per figli e nipoti, custode di una tradizione familiare ancora molto sentita e radicata nella nostra società.

E lui ricambia l’affetto di ognuno rivolgendosi come sempre al “suo” padre spirituale e pregandolo alla sua maniera: «Padre Pio quante volte mi hai detto “lotta che ti sono vicino”, mi hai dato la forza di riuscire ad avere tutto quello che desideravo, io ti chiedo con tutto il cuore alza quella tua mano e benedici tutti».

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