Il Cuore di Padre Pio a Pietrelcina

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Marianna Morante – Un cuore che pulsa d’amore per Dio e per ogni uomo – L’Anniversario della nascita di Padre Pio si è arricchito quest’anno di un momento particolare, un evento, che ci auguriamo si ripeta ogni anno. Padre Pio è tornato, idealmente, nella sua terra d’origine, Pietrelcina, dopo 95 anni, attraverso l’insigne reliquia del suo cuore, custodita nel Santuario di San Giovanni Rotondo.

E proprio il Rettore, fr. Francesco Di Leo con il Ministro provinciale, fr. Francesco D. Colacelli, sono giunti in Pietrelcina portando il prezioso reliquiario sacro che dal Palazzo Comunale ha aperto la processione di ingresso conducendo i numerosi celebranti al Parco Colesanti dove si è svolta la solenne Eucaristia. Al termine della quale, ancora in processione con tutti i pellegrini e devoti ha attraversato le strade della città, prima di ritornare a San Giovanni Rotondo.

Questa reliquia è il segno tangibile di una presenza ininterrotta, quella di Padre Pio tra i suoi devoti. Attraverso la venerazione di ciò che è rimasto del suo passaggio sulla terra, si esplicita l’esempio di vita che ci ha lasciato. L’esperienza della Grazia che si è realizzata in lui, così come in tutti i santi, ha il potere di trasfigurare la persona nella sua integralità. Il corpo del santo quindi, non meno della sua anima, viene interamente penetrato dalla luce divina e reso anch’esso luminoso. E dunque le reliquie di un corpo, che durante la vita si è “spiritualizzato” e si è lasciato penetrare totalmente dalla Grazia, fanno partecipare di questo dono chi le venera, perché in certo qual modo lo contengono ancora.

Ciò che è appartenuto al corpo di un santo ci può mettere in relazione diretta con lui e con la sua esperienza di Dio purché la nostra fede si relazioni con la sua vita. E inoltre ce lo rende effettivamente presente nella sua stessa carne e nelle sue ossa.

Oggi, nella nostra cultura il termine ‘cuore’ indica soprattutto affettività sentimentale e sensuale. Una visione più ristretta del significato biblico, dove il cuore è anche la sede delle funzioni intellettive ed il luogo da dove si promana il sentire, il pensare e il volere.

Se la ragion d’essere dei cristiani è imitare Cristo, ciò vale soprattutto nell’essere totalmente conformi alla sua stessa interiorità, nell’uniformarsi al suo cuore, così come è scritto nel Vangelo: «… imparate da me che sono mite ed umile di cuore» (Mt 11,29). E la sesta beatitudine riguarda proprio la purezza del cuore: «Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio» (Mt 5,8).

Il cuore è il centro della persona. Lì maturano le scelte importanti della vita, lì ognuno ritrova se stesso e la propria identità, lì ogni persona decide di sé, nel suo rapporto con gli altri, col mondo e con Dio. Il cuore buono rende buono tutto l’uomo, il cuore cattivo lo avvelena. Così il cuore qualifica in senso positivo o negativo tutta la persona. In questo senso Gesù dice: «La bocca parla dalla pienezza del cuore», perché ognuno tira fuori ciò che porta dentro. La purezza del cuore, quindi, è la purezza dell’amore che ama nella verità. Chi ama davvero dona se stesso, con generosità e gratuità, e accoglie l’altro con riconoscenza e rispetto.

Il cuore di Padre Pio ha iniziato a pulsare d’amore per Dio già in tenera età. Il suo direttore spirituale, padre Benedetto da San Marco in Lamis lo interrogò spesso su tali questioni raccontando che Padre Pio, costretto dall’obbedienza, “gli aveva riferito che già a cinque nella chiesetta di Sant’Anna gli era apparso il Sacro Cuore di Gesù. Fece segno di accostarsi all’altare e mise la mano in testa al piccolo Francesco attestante di gradire e confermare l’offerta di sé a Lui e la consacrazione al Suo amore”. Le estasi e le apparizioni cominciarono dunque al quinto anno di età, quando ebbe il pensiero ed il sentimento di consacrarsi per sempre al Signore, e furono continue. Interrogato, ulteriormente, da padre Benedetto, sul come mai le avesse celate per tanto tempo, sino al 1915, Padre Pio candidamente rispose che non le aveva manifestate perché le credeva cose ordinarie che succedevano a tutte le anime; difatti un giorno disse ingenuamente al direttore spirituale: “E lei non la vede la Madonna?” Ad una sua risposta negativa soggiunse: “ Lei lo dice per santa umiltà”.

Nel cuore di quel ragazzo, taciturno e calmo, si andava così radicando quella fermezza di propositi che sostenuta dalla preghiera lo porterà pian piano a maturare la sua vocazione religiosa con sempre più il desiderio di offrire tutto se stesso: “Questo Gesù mi chiede amore. Ed il mio cuore più che la bocca gli risponde: o Gesù mio, vorrei…e non posso più continuare. Ma alla fine esclamo: sì, Gesù ti amo, ma amore nel mio cuore non ne ho più, tu sai l’ho donato tutto a te; se vuoi più amore prendi questo mio cuore e riempilo del tuo amore e poi comandami pure di amarti, che non mi rifiuterò” (Ep. I, p.266).

La richiesta fu accettata al punto che quel cuore sarà trafitto “da un dardo di fuoco” che “gitta assiduamente sangue”. E confidando una delle sue esperienze mistiche più intense Padre Pio scriverà a padre Agostino: “Il cuore di Gesù ed il mio, permettetemi l’espressione, si fusero. Non erano più due i cuori che battevano, ma uno solo. Il mio cuore era scomparso come una goccia d’acqua che si smarrisce in un mare. Gesù n’era il paradiso, il re” (Ep. I, p. 272).

Chi ha conosciuto da vicino Padre Pio ha percepito che la sua intima perfezione risiedeva nel suo cuore, abitato da Dio stesso. È lo stesso Vangelo che lo afferma: “Colui che mi ama, sarà amato dal Padre mio, e io pure l’amerò; e noi verremo a lui e porremo in lui la nostra dimora” (Gv 14,21)..

È un dono questo che abbiamo ricevuto tutti noi nel giorno del nostro battesimo e che spesso trascuriamo.

Quanto poco ci ricordiamo che non siamo mai soli ma siamo “abitati” da una Presenza divina, tanto che possiamo dire con S. Paolo: “Non sono più io che vivo, ma è la Trinità, Padre, Figlio e Spirito santo che vive in me”. Sta in questa verità l’immensa dignità di ogni essere umano; da qui nasce il rispetto sacro che dobbiamo al nostro corpo ed al corpo degli altri. “Ma non sapete – grida S. Paolo – che siete Tempio di Dio e che lo Spirito di Dio abita in voi?”. Siamo abitati da Dio! Siamo casa di Dio! Così non dobbiamo più salire al Tempio per incontrare Dio. Lo possiamo trovare, adorare, pregare, amare semplicemente scendendo nel profondo del nostro cuore e lì trovare il nostro Paradiso perché, come diceva Padre Pio, “Il Paradiso è Dio e Dio abita nel mio cuore”.

Ma – scrive un autore spirituale contemporaneo – se non pensiamo a Lui, se non Gli parliamo dentro, se non sostiamo accanto a Lui, se non Lo ascoltiamo nel segreto, nel silenzio, forse la nostra casa è vuota, non siamo ancora dimora di Dio”.

E poiché Dio è amore, noi lo lasciamo venire nella misura in cui saremo capaci di amare.

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In alto, alcuni momenti significativi dell’importante evento

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